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Restauro di Copertura in Tegole
L’area d’intervento, si colloca in quella zona del Verano, denominata “Pincetto”, che notoriamente accoglie manufatti di particolare pregio artistico, realizzati tra gli ultimi decenni dell'Ottocento
ed i primi del secolo successivo. Di fatto, il vincolo di tutela che grava su detto ambito cimiteriale, nasce proprio dalla necessità di preservarne il carattere monumentale.
Nella fattispecie del caso in esame, anche la cappella su cui si è operato, risalente all’anno 1906, risulta sottoposta alle rigide prescrizioni, inerenti il restauro conservativo, dettate dalla Soprintendenza
dei Beni Architettonici e del Paesaggio del Comune di Roma.
Prima della cantierizzazione, dunque, è stato necessario provvedere alla redazione di un progetto dettagliato a firma di un tecnico abilitato, capace di argomentare lo stato dei luoghi ante operam (ovvero
l’analisi del degrado) e le previsioni relative al post operam (vale a dire l’analisi degli interventi). Il tutto per il rilascio del Nulla Osta a procedere da parte del suddetto Organo di Controllo.
Disposto angolarmente rispetto al suo lotto, il manufatto in argomento presenta un ingresso, sul fronte principale a Sud, costituito da un portale in pietra sovrastato da arco a tutto sesto, all’interno
del quale è racchiusa un’elegante bifora; elemento, questo, che si ripete, seppur in dimensioni ridotte, nei prospetti laterali. Le cornici lievemente aggettanti, insieme ai ricorsi floreali in bassorilievo
su ceramica, accompagnano l’andamento del tetto a doppia falda, costituito da struttura lignea e manto di copertura tradizionale.
Prima dell’esecuzione dei lavori, la copertura, come fin qui descritta,
versava in uno stato generale di degrado, le cui cause potevano ricondursi al naturale invecchiamento dei materiali, ovvero anche alle scarse opere di manutenzione eseguite nel tempo. Inoltre, l’assenza
di uno strato impermeabilizzante, insieme all’inefficienza del sistema di smaltimento delle acque piovane (il manufatto non disponeva di canali di gronda né di pluviali), aveva accentuato l’azione distruttiva
dell’acqua, nonché l’attacco di microrganismi quali muffe, insetti ecc.
In sintesi i danni rilevati sul tetto, consistevano in:
- dissesto/rottura puntuale del manto di copertura;
- distacco degli elementi costitutivi il manto, per file parallele; scivolamento degli stessi verso la linea di gronda;
- marcescenza di alcuni componenti lignei sottostanti il manto.
Si dedusse facilmente, che le parti maggiormente ammalorate erano da identificarsi nel manto di copertura in tegole e coppi, nel tavolato ligneo e nella sottostante orditura secondaria.
In merito alla travatura principale è stato possibile conservarla integralmente, consolidando solo alcune piccole fessurazioni.
La prima fase di intervento, ha riguardato quella serie di procedure indirizzate sia alla salvaguardia dell’integrità di ogni singolo elemento, sia alla sicurezza del cantiere e alla creazione delle
condizioni atte a garantire una corretta esecuzione dei lavori. Di seguito si espongono le singole lavorazioni:
- Allestimento del cantiere.
- Potatura di contenimento delle 3 palme sui lati sud, est ed ovest della cappella. (secondo disposizioni dell'ufficio giardini del Cimitero, a cui è stata fatta debita richiesta).
- Rimozione della croce in ferro ancorata sul tetto
- Rimozione del manto di copertura ed accatastamento all’interno del cantiere; verifica di ogni singolo elemento (presenza di eventuali rotture e/o criccature) al fine di accertarne
l’eventuale riutilizzabilità; rimozione dalla superficie di ogni genere di deposito (muschi, licheni ecc.) per mezzo di una pulitura manuale tramite bruschinaggio con spazzole di saggina.
- Rimozione del sottopiano in tavolato e dell’orditura lignea secondaria, definitivamente ammalorati, tanto da sgretolarsi al tatto, compreso il disancoraggio dalla struttura primaria;
selezionare degli elementi ancora efficienti e riutilizzabili.
- Stesura di teli spessi in polietilene posati a secco e sigillati sui sormonti, atti a proteggere l’ambiente interno in fase di lavorazione.
- Rimozione parziale della copertina in peperino posta in testa alla muratura in mattoni (che solo per un tratto a nord risultava pericolante); pulizia mediante spazzolatura della stessa.
Concluse dette lavorazioni preliminari si è proceduto come segue:
- Preparazione del piano di posa della muratura perimetrale per la rimessa in pristino della copertina in peperino rimossa, tramite utilizzo di idonei collanti naturali a base cementizia;
sostituzione di eventuali parti rotte e riprese delle stuccature dei giunti.
- Protezione del cordolo cementizio in cui si annegano le travi principali, mediante l'applicazione in testa, a due mani, di resina silossanica a solvente con caratteristiche di idrorepellenza
e traspirabilità, inclusa la preparazione del supporto ed ogni opera provvisionale occorrente; asportazione preventiva delle erbe infestanti presenti nella zona sommitale della muratura; pulitura
meccanica della superficie; consolidamento e/o integrazione della muratura con applicazione di strato di malta idraulica livellata a regola d'arte per l'alloggiamento superiore del tavolato.
- Trattamento protettivo per tutte le parti lignee recuperate e/o sostituite, mediante applicazione di fondo con una mano di impregnante protettivo idrorepellente, antitarlo, fungicida;
stuccatura e rasatura con stucco e applicazione di vernice semitrasparente a velatura (impregnanti) alla coppale (soluzioni di resina in essenza di trementina, eventualmente addizionate con modeste
quantità di olio siccativo) a due mani a coprire.
- Ricostituzione dell’orditura secondaria e del sottopiano in tavolato ligneo, attraverso il riutilizzo dei materiali esistenti previamente selezionati e trattati o, laddove non possibile,
attraverso la sostituzione degli elementi reputati eccessivamente ammalo rati, con altri del tutto simili per forma e materiale a quelli esistenti.
- Posa di nuove lastre sottocoppo costituite da monostrato di fibre organiche bitumate
Trattasi di un componente aggiunto, rispetto allo stato ante operam, che garantisce un miglioramento del livello prestazionale del tetto. Di fatto, con questo intervento, oltre ad introdurre l’impermeabilizzante,
con tutti i vantaggi che ne conseguono, viene scelta la guaina ardesiata, che ben si confà alle opere di restauro, quale quelle in esame
- Ricostituzione del manto di copertura alla romana con tegola piana e coppo d'epoca, attraverso il riutilizzo dei materiali esistenti previamente selezionati e trattati o, laddove
non possibile, attraverso la sostituzione degli elementi con altri del tutto simili, per forma e materiale, a quelli esistenti.
Da un’accurata indagine di mercato, è risultato che le tegole originarie del manufatto sono, ad oggi, fuori standard da cui la necessità di sostituzione integrale. Di contro, per coppi o canali è stato
possibile un riutilizzo parziale.
- Rimontaggio della croce in ferro mediante ancoraggio con profilato ad “L” all’impalcato di copertura, previa carteggiatura, trattamento antiruggine e verniciatura
- Posa in opera di nuovi canali di gronda e pluviali in rame, al fine di favorire lo smaltimento delle acque meteoriche.
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